martedì 30 giugno 2009

Campagna Palestina Solidarietà risponde alle critiche sul boicottaggio della mostra del cinema

Riporto integralmente e sottoscrivo il comunicato stampa di Campagna Palestina Solidarietà del 28 giugno:

Con ordine rispondiamo a tutti.

Il Festival del Cinema di Pesaro si avvia alla
conclusione e vogliamo rispondere a quelli che in questi giorni ci hanno criticato per il nostro appello al boicottaggio: politici, semplici cittadini, critici
cinematografici, partiti ecc.

In linea di massima le critiche erano di tre tipi:
-- La cultura e il cinema non si boicottano perché sono una forma di comunicazione e dialogo tra culture ed è
un modo per arrivare alla pace

-- Chi boicotta il festival del cinema per la presenza d'Israele è un pò razzista

-- I film presenti al festival del cinema sono di registi israeliani critici con il loro governo. Il festival presenta anche un film di un autore palestinese, quindi chi boicotta il festival non conosce la
realtà israelo-palestinese e fa un clamoroso autogol.


Con ordine rispondiamo a tutti.

Abbiamo ripetuto mille volte che il nostro non era un boicottaggio alla cultura ma, una forma di pressione sulle istituzioni israeliane.

In tanti hanno fatto finta di non capire e il ritornello è continuato, ben rappresentato dal cinema che supera le barriere. Nei Territori Palestinesi Occupati però le barriere non sono di polistirolo ma di cemento armato, sono alte otto metri e i militari israeliani che le controllano sparano a vista.

Tra i tanti sostenitori del cinema che supera le barriere c'è qualcuno che ricorda la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che nel luglio 2004 ha dichiarato illegittimo il muro che Israele sta costruendo nei Territori Palestinesi Occupati?

Del resto è un vero peccato che di tanti estimatori del dialogo nessuno si è presentato all'incontro con Fida Qishta, cittadina di Rafah, che abbiamo organizzato il 25 sera nella sala del Consiglio Comunale. Eppure Rafah è gemellata con Pesaro.

L'accusa di razzismo nei nostri confronti è un insulto a cui rispondiamo con i fatti.
Chi in questi giorni ha partecipato alle nostre attività è in prima fila nella lotta contro il razzismo strisciante che avvolge la nostra società.
Chi ha aderito al nostro appello usa il tempo libero per organizzare conferenze e seminari sui migranti, raccoglie fondi per associazioni che "resistono" nel sud del mondo, alcuni hanno fatto periodi di
volontariato in mezzo mondo,
Chi ci chiama razzisti non ci conosce e farebbe bene a venire alle nostre iniziative prima di parlare.

L'ultimo genere di critica riguarda la nostra ignoranza, non abbiamo capito che al festival sono stati presentati tanti film che provocano una giusta indignazione di fronte alle ingiustizie subite dai
palestinesi.

Dario Fò durante un suo spettacolo diceva che l'indignazione di fronte alle ingiustizie è il ruttino della democrazia se non è accompagnata da un impegno reale per mettervi fine.

Per quello che ci riguarda non ci siamo svegliati quando abbiamo appreso della retrospettiva su Israele al festival del cinema. Sono anni che lavoriamo sulla questione israelo-palestinese. Abbiamo organizzato decine di dibattiti, seminari, proiezioni, mostre fotografiche; abbiamo ospitato attivisti israeliani e palestinesi, docenti universitari, giornalisti, scrittori.

Conosciamo bene la realtà dell'opposizione israeliana, abbiamo ospitato a Pesaro militari israeliani che rifiutano di servire nei territori palestinesi occupati e intellettuali, ci hanno raccontato le contraddizioni di uno stato democratico che occupa militarmente da 41 anni i Territori Palestinesi Occupati e che discrimina il 20% dei propri cittadini perché palestinesi.

Conosciamo chi realmente in Israele si batte per i diritti dei palestinesi, sono loro che ci hanno spinto e incoraggiato a portare avanti il boicottaggio come forma di protesta contro la politica coloniale israeliana.

Siamo parte di un movimento che raccoglie israeliani, palestinesi e attivisti internazionali, altro che razzisti, altro che malati di protagonismo che non sanno quello che fanno!


domenica 28 giugno 2009

Io non respingo


Segnalo la campagna 'Io non respingo' promossa da Fortress Europe

Le sei menzogne del governo sugli sbarchi
I lati oscuri del patto con la Libia
I crimini del regime libico


E' possibile firmare la petizione on line indirizzata a Parlamento Italiano, Parlamento e Commissione Europea e Unhcr, per fare chiarezza sulle condizioni dei migranti africani in Libia e sulle responsabilità italiane.

sabato 27 giugno 2009

C'è un'unica strada: "Boicottare Israele"


Ancora dal manifesto di oggi:

La scrittrice canadese, che si trova in Cisgiordania per presentare il suo libro "Shock Economy", a fianco dei palestinesi e dei pacifisti israeliani.
Il boicottaggio non è, dice, contro lo stato ebraico in quanto tale ma contro le politiche di segregazione e occupazione dei suoi governi.

"Il boicottaggio di Israele, ne sono convinta, è l'unico modo per poter accelerare la fine dell'occupazione delle terre palestinesi.
E' necessario riprendere la pressione internazionale che consentì di mettere fine all'apartheid in Sudafrica. A pensarlo sono anche tanti ebrei israeliani."

Precipizi

Una vignetta pubblicata da Le monde e un pezzo da un editoriale di Rossana Rossanda sul manifesto di oggi:

"La precipitazione della politica nella corruzione e nella bassezza e l'emersione di Berlusconi non trovano freno.
L'area già comunista e socialista non tenta neppure un riallineamento verso la socialdemocrazia.
La spoliticizzazione segue alla delusione; si vive nell'oggi perché è dannata la memoria del passato e non si sà cosa volere per il futuro.
Incertezza, risentimento, paura.
Protezionismo degli ancora occupati a una crisi che non intendono.
Mai, per parafrasare Guicciardini, la gente italiana è stata così infelice e così cattiva"

Come dice Tonino Guerra 'L'ottimismo vola!'

giovedì 25 giugno 2009

Incontro con Fida Qishta


La Campagna Palestina Solidarietà ha organizzato un incontro con Fida Qishta, giornalista freelance e blogger su http://www.sunshine208.blogspot.com/ dove riporta le notizie da Gaza e in particolar modo da Rafah, città della Striscia di Gaza dove vive.

Pubblico due contributi audio:
Le ragioni del boicottaggio
Su Obama e
Netanyahu

Constatazione:
La città di Pesaro è gemellata con Rafah. A sei mesi dall'attacco devastante dell'esercito israeliano “Piombo fuso” nella Striscia di Gaza, l'amministrazione comunale, che presiede il comitato organizzatore del festival del cinema, promuove una retrospettiva sul cinema israeliano e ignora l'arrivo di una giornalista dalla città di Rafah.


Sul boicottaggio della mostra del cinema


Ricevo e pubblico un contributo in merito al boicottaggio della mostra del cinema di Pesaro:

Quello che non si riesce a capire, è perché in un momento come questo, quando Israele ha dato il meglio di se in quanto a violazione dei diritti umani, ci sia in tutto il pianeta, questo bisogno assoluto di dare visibilità alla cultura israeliana.
Secondo me non è un caso, penso che nasca da una strategia politica israeliana fatta a tavolino, per far vedere al mondo il loro volto umano, e lasciare quindi in secondo piano il genocidio che stanno portando avanti nei confronti del popolo palestinese.
Israele vuole creare una situazione di normalizzazione dell'occupazione, ed è quello che i palestinesi non vogliono.
Quello che mi lascia sconcertata è che tutto ciò si realizzi grazie alla complicità dei governi "democratici" dell'occidente. E penso che è importante sottolineare che anche tanti israeliani sono direttamente coinvolti come organizzatori delle campagne di boicottaggio
Le vuote enunciazioni contano poco o nulla e nella realtà i diritti dei palestinesi sono sistematicamente violati. Come dice Ken Loach "... L'appello al boicottaggio delle istituzioni culturali israeliane proviene da molti palestinesi: scrittori, artisti, iornalisti, giuristi, accademici, sindacalisti, insegnanti. Viene visto come "un contributo alla lotta per porre fine all'occupazione, alla colonizzazione e al sistema di apartheid israeliano nei Territori Palestinesi". Chi siamo noi per non prestare ascolto al loro appello?....
Susy

Tavola rotonda sul cinema israeliano

Purtroppo sono arrivato solo alla fine della tavola rotonda sul cinema israeliano a cui hanno partecipato diversi registi tra cui Maya Zack, Danny Lerner, Michale Boganim, Raphaël Nadjari e Ran Slavi.

Uno dei relatori, chiedo scusa ma non ricordo il nome, ha concluso rispondendo alla domanda: "Come fà la società israeliana così piena di contraddizioni e composta da elementi profondamente diversi fra loro, a reggere e a restare unita senza un'identità comune?"
"Grazie alla sindrome di accerchiamento"

Secondo questa teoria, senza la percezione di un pericolo esterno, la società israeliana farebbe esplodere tutti i conflitti interni finora 'rimossi'.
Come succede metaforicamente nel film "Shiva"
di Ronit & Shlomi Elkabetz.


Il parere di Raphaël Nadjari

da un'intervista di Claudio Salvi a Raphaël Nadjari sul messaggero di oggi

Il boicottaggio della Mostra: come vive questa protesta?
«Quando ho fatto i miei film mi sono messo nelle condizioni di ascoltare, proprio perché volevo che la condizione narrativa fosse comprensiva delle voci diverse. Ed il risultato è stato straordinario. Ognuno deve aver diritto di esprimere la propria opinione ma la condizione necessaria è comunque e sempre l'ascolto. Solo umanizzando il dibattito e rimuovendo gli approcci storici e ideologici si possono fare passi avanti. Il pregiudizio non aiuta».
Quale pensa debba essere il ruolo del cinema per favorire il dialogo tra arabi e israeliani?
«Io mi astengo da qualunque approccio di tipo politico. Occorre astenersi da posizioni passionarie e ideologiche sforzandosi di leggere l'attualità. Ma è un lavoro che deve essere fatto quotidianamente».


Non condivido. Cosa significa rimuovere gli approcci storici? Dimenticare? Non condivido. Cosa significa "astenersi da qualunque approccio di tipo politico"? Non prendere posizione? Non condivido.



mercoledì 24 giugno 2009

Tre film che ho visto

Partecipo al boicottaggio economico dei prodotti israeliani e contesto la scelta degli organizzatori del festival del cinema di Pesaro di coinvolgere nell'organizzazione l'Israel Film Fund. Visto però che l'ingresso è libero, i film li vado a vedere, seppur con la mia spilletta in bella vista contro l'occupazione della Palestina. Riporto di tre film della retrospettiva sul cinema israeliano che ho visto.



SHIVA di Ronit & Shlomi Elkabetz
Israele, Francia 2008, 115', 35mm, colore

Dopo la morte per infarto di uno dei fratelli di una numerosa famiglia israeliana, secondo la tradizione, i parenti si riuniscono nella casa del defunto per la veglia funebre che deve durare sette giorni. Presto, però vecchie questioni economiche e vecchi rancori prendono il sopravvento. Se da una parte la coabitazione diventa insostenibile, dall'altra sarà l'occasione per rompere la cappa di ipocrisia e di non-detti che aveva regnato per anni.

Il film è ambientato nel 1991 all'epoca della Guerra del Golfo in cui in Israele si temevano attacchi chimici o nucleari da parte dell'Iraq.
La sirena di allarme che suona, durante la veglia funebre, congela temporaneamente i conflitti familiari, che riprenderanno ad allarme rientrato.


TEHILIM di Raphaël Nadjari

Israele, Francia 2007, 96’, 35mm, colore

Un padre accompagna in macchina i suoi due figli a scuola. Sono in ritardo e hanno un piccolo incidente. Il padre chiede al figlio più grande di andare a cercare aiuti. Ma all’arrivo dei soccorsi, il padre è misteriosamente scomparso, mentre il fratello ferito viene trasferito in ospedale. La scomparsa del padre sconvolge le vite dei figli e della moglie.

Molto presente l'aspetto religioso, anche qui, delle preghiere e dei riti (il titolo del film, vuol dire “Salmi”, appunto), che spesso complica le cose. Per chi è religioso, come dice il regista del film: “È come se Dio ci avesse abbandonati, rivelando la nostra vulnerabilità”


THE INSOMNIAC CITY CYCLES di Ran Slavin
Israele 2004-9, 80’, Digital Beta, Mini Dv, colore

In una Tel Aviv in movimento, un uomo soffre di insonnia e cerca di ricordare se davvero qualcuno gli abbia sparato o se lui abbia sparato a qualcuno in uno dei parcheggi sotterranei della città. L’uomo non riesce a capire più cosa sia vero e cosa sia falso, il sogno (o l'incubo) dalla realtà.

Dice il protagonista “Vaghi ricordi dei fatti” e “La menzogna è un grande affare”
Non aggiungerei altro.



Burocrazia


Comunicazione dell'anagrafe del mio nuovo comune:

"Ho il piacere di informarla che la Sua pratica di IMMIGRAZIONE è stata definita, Ella è ora regolarmente iscritta al nuovo indirizzo in questa anagrafe della popolazione residente"

Ora che sono ufficialmente IMMIGRATO, è più probabile che io diventi un criminale?
Mi devo informare...

martedì 23 giugno 2009

Nelson Mandela per la Palestina

dalla lettera di Nelson Mandela al giornalista del New York Times, vincitore di tre premi Pulitzer, Thomas Friedman


"Probabilmente tu ritieni sia strano parlare di apartheid in relazione alla situazione in Palestina o, più specificamente, ai rapporti tra palestinesi ed israeliani. Questo accade perché tu, erroneamente, ritieni che il problema palestinese sia iniziato nel 1967. Sembra che tu sia stupito del fatto che bisogna ancora risolvere i problemi del 1948, la componente più importante dei quali e' il Diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

Il conflitto israelo-palestinese non e' una questione di occupazione militare e Israele non e' un Paese che si sia stabilito "normalmente" e che, nel 1967, ha occupato un altro Paese. I palestinesi non lottano per uno "Stato", ma per la libertà, l'indipendenza e l'uguaglianza, proprio come noi sudafricani.

Qualche anno fa, e specialmente durante il governo laburista, Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l'esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno Stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare. Israele non pensava ad uno "Stato", ma alla "separazione".

Il valore della separazione e' misurato in termini di abilità, da parte di Israele, di mantenere ebraico lo Stato ebraico, senza avere una minoranza palestinese che potrebbe divenire maggioranza nel futuro. Se questo avvenisse, Israele sarebbe costretto a diventare o una democrazia secolare o uno Stato bi-nazionale, o a trasformarsi in uno stato di apartheid non solo de facto, ma anche de jure.

Thomas, se vedi i sondaggi fatti in Israele negli ultimi trent'anni, scoprirai chiaramente che un terzo degli israeliani e' preda di un volgare razzismo e si dichiara apertamente razzista. Questo razzismo e' della natura di: "Odio gli arabi" e "Vorrei che gli arabi morissero".

Se controlli anche il sistema giudiziario in Israele, vi troverai molte discriminazioni contro i palestinesi. E se consideri i territori occupati nel 1967, scoprirai che vi si trovano già due differenti sistemi giudiziari che rappresentano due differenti approcci alla vita umana: uno per le vite palestinesi, l'altro per quelle ebraiche. Ed inoltre, vi sono due diversi approcci alla proprietà ed alla terra. La proprietà palestinese non è riconosciuta come proprietà privata perché può essere confiscata.

Per quanto riguarda l'occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi e' un fattore aggiuntivo. Le cosiddette "aree autonome palestinesi" sono bantustans. Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano. Lo stato palestinese non può essere il sottoprodotto dello stato ebraico solo perchè Israele mantenga la sua purezza ebraica. La discriminazione razziale israeliana e' la vita quotidiana della maggioranza dei palestinesi.
Dal momento che Israele e' uno stato ebraico, gli ebrei godono di diritti speciali di cui non godono i non-ebrei.
I palestinesi non hanno posto nello stato ebraico.

L'apartheid e' un crimine contro l'umanità. Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazioni razziali e di disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, in particolare bambini.

La risposta data dal Sud Africa agli abusi dei diritti umani risultante dalla rimozione delle politiche di apartheid, fa luce su come la societa' israeliana debba modificarsi prima di poter parlare di una pace giusta e durevole in Medio oriente.

Thomas, non sto abbandonando la diplomazia. Ma non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori. Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterrò. Se vuoi l'apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te.
Quando deciderai cosa fare, chiamami."


Davide Ferrario sul boicottaggio della Mostra del Cinema


Vedendo dal programma che il film "Tutta colpa di Giuda" avrebbe aperto il festival del cinema di Pesaro, ho chiesto un parere sulla campagna di boicottaggio al regista Davide Ferrario:

Inutile dire che sulla questione palestinese siamo d'accordo.

Non trovo però che a Pesaro (come a Torino l'anno scorso per il salone del libro) sia corretta l'idea di boicottare la manifestazione. Qui non si tratta di merci o manifestazioni di appoggio alla politica israeliana, ma di idee e di cultura. Anzi, trovo che sentire voci dissonanti dalla politica governativa (come è il caso di molti cineasti e scrittori) aiuti a capire e a discutere.

Tu dici che la campagna non è contro gli autori, ma prova a rovesciare la situazione: sarebbe sensato che in Palestina qualcuno boicottasse la proiezione di un mio film perchè al governo in Italia c'è Berlusconi, che fa una politica filo-israeliana? Non sarebbe forse più utile che là sapessero che gli Italiani non sono tutti come lui?

Non è giusto per nessuno - soprattutto per il pubblico - che tutti i cittadini debbano pagare le colpe della maggioranza. E' solo dando voce a chi è in disaccordo che si abbattono muri meno odiosi ma altrettanto pericolosi di quello che gli israeliani hanno costruito.

Con rispetto per le vostre posizioni


U.N.:
Distinguerei intanto il piano economico da quello culturale.
Il cinema è anche un'industria e come tale, in questo caso, io mi sento in coscienza in diritto-dovere di boicottarla.

Ma il cinema, come tu dici, è anche cultura, idee, "spesso dissonanti dalla politica governativa". Io infatti i film li voglio vedere fosse solo per curiosità, per capire.
Il cinema però a volte è anche propaganda, sottile forse, ma propaganda.

Il cinema altre volte è puro esercizio estetico e discutere di piani sequenza e fotografia con chi non prende una netta posizione contro il sistema di apartheid in vigore in Israele, mi rimane molto difficile.

D.F.:
Io non sono contrario a fare controinformazione durante il festival, è il concetto di boicottaggio che non condivido. E cioè impedire con la forza (anche la non-violenza è forza e spesso ce lo dimentichiamo, nel bene e nel male) un evento che è appunto, prima di tutto, culturale e non istituzionale.

Ho 50 anni e il festival di Pesaro per me è sempre stato un luogo di libera espressione. (Anche se una volta la curia ha cercato di impedire la proiezione di GUARDAMI - e quello sì è stato un boicottaggio....)



lunedì 22 giugno 2009

Il cinema oltrepassa ogni barriera?



Sul sito del festival del cinema di Pesaro è possibile vedere il video di una performance teatrale, realizzata qualche giorno prima dell'inizio della rassegna, dal titolo "il cinema oltrepassa ogni barriera"


Nel video, un israeliano e un palestinese costruiscono assieme un muro che riescono a "bucare" facendoci passare una pellicola, che permette loro, alla fine, di stringersi la mano..

Niente male, ottimo il montaggio e gustosa la colonna sonora.

Mi pare giusto ricordare però che il muro in Palestina è stato costruito da Israele senza la "collaborazione" dei palestinesi. E' di cemento, è alto 8 metri, per gran parte è costruito fuori dai confini israeliani ed è sorvegliato da militari dell'esercito israeliano.

Nel 2004 l'Onu e la Corte internazionale di giustizia dell'Aja hanno definito il muro "illegale". La risoluzione e la richiesta di smantellamento della parte del muro costruita su territorio palestinese è stata ignorata da Israele.

La Mostra del Cinema di Pesaro


Ieri a Pesaro è iniziata la 45ma edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema che quest'anno prevede una retrospettiva sul Nuovo Cinema Israeliano in collaborazione con l'Israel Film Fund , istituto statale israeliano.

Questa scelta da parte degli organizzatori del festival è stata da molti considerata discutibile, anche perchè presa dopo l'ultima devastante operazione militare dell'esercito israeliano denominata "Piombo Fuso" di dicembre 2008.

Ne è nata una campagna di boicottaggio promossa dal PACBI (Palestinian Academic and Cultural Boycott of Israel) che con una lettera aperta agli organizzatori del festival ha chiesto di "Non celebrare con il cinema il colonialismo israeliano, la pulizia etnica e un sistema di apartheid" e da CPS (Campagna Palestina Solidarietà) che ieri ha manifestato il proprio dissenso davanti al teatro sperimentale di Pesaro.



Inserisci link

domenica 21 giugno 2009

Si parte!



Finalmente si parte!
Dopo che tutti gli altri neuroni sono già partiti, l'ultimo rimasto mi ha convinto ad aprire questo blog.
Non sò esattamente cosa ci vorrà fare e scrivere, ma per il momento mi fido di lui.
Considerato il suo potere contrattuale, non mi conviene contraddirlo.

A lato una sua foto, che però a suo dire, non è venuta molto bene.